Lampadario FALKLAND 2040


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05 Feb
05Feb

Proviamo ad immaginare questo lampadario chiuso in una confezione che una volta aperta fa fuoriuscire un prodotto dalla forma inaspettata come questa per un metro e 65 di lunghezza.  Prodotta nel 1964 da Danese (oggi da Artemide) e firmata da Bruno Munari.

Progetto che rientra in quello che Munari definisce "naturalismo industriale" cioè realizzato su imitazione della Natura, come rievocazione del bambù, utilizzando una tecnologia e materiali artificiali.

Il diffusore è in maglia elastica tubolare simile a quello dei collant è sospeso a un cono d'acciaio inox. All'interno dei tubi sono infilati sei anelli in alluminio di tre diversi diametri il cui peso provoca l'allungamento del rivestimento dando alla lampada un aspetto scultoreo. Esiste anche in una versione da terra.

In questo progetto come, d'altra parte in tutta la sua produzione, si ritrova la capacità di Munari di giocare con corpi dalle forme più svariate. In questo preciso caso volle disegnare una lampada decorativa ma facile da montare e quando chiese ad un calzificio un tessuto tubolare da utilizzare fu scambiato quasi per matto.

Come una calza  il tessuto della lampada può essere lavato con detersivo in lavatrice e  strizzato delicatamente per poi essere riappeso ancora umido.

Definire Bruno Munari (1907 - 1998) solo un designer è sicuramente limitativo. Fu pittore, grafico, decoratore di vetrine, stilista, saggista, insegnate, scultore, fotografo, regista, poeta, insegnante. "Né bambino, né adulto, né vecchio, né giovane". Una volta disse: " Datemi quattro sassi e un pezzo di carta velina e vi costruisco un mondo magico" ed il luogo dove lo costruisce è un'ordinatissima scrivania in un piccolo studio  di via Vittoria Colonna a Milano. 

Fino a 19 anni ha vissuto in un paesino del Veneto, ma a Milano ha realizzato la maggior parte di tutte le sue creazioni. Qui ha presentato le prime  macchine inutili mentre dipingeva e pubblicava con l'Editoriale Domus.

Nel 1948 produsse i suoi primi libri illeggibili con pagine trasparenti e pagine nere traforate attraverso s'intravedevano dei disegni.

Scrisse libri e come membro dell'ADI (Associazione per il Disegno Industriale) fece parte della giuria  del Compasso D'Oro. Insegnò al Politecnico i metodi di progettazione.


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